Uso Webflow da quando era in beta e ho costruito su Next.js abbastanza a lungo da avere un'opinione netta su entrambi. La domanda 'Webflow o stack custom?' è mal posta: la domanda giusta è 'chi gestirà questo sito tra 6 mesi e con quali competenze?'. Questo singolo criterio risolve il 70% delle decisioni.
Webflow vince quando il cliente deve gestire autonomamente contenuti che cambiano spesso, quando il budget non giustifica un CMS headless con API, e quando il sito è principalmente marketing — landing page, sito aziendale, portfolio. In questi casi, consegnare qualcosa su Webflow significa consegnare qualcosa che il cliente può effettivamente usare senza chiamarmi ogni settimana.
Lo stack custom (Next.js + Sanity o simili) ha senso quando ci sono logiche applicative reali, quando le performance sono un requisito non negoziabile, quando il sito cresce con dati strutturati complessi, o quando ho un team di sviluppatori che lavora in parallelo. La complessità aggiuntiva è giustificata solo se porta un vantaggio concreto che Webflow non può dare.
Il mio criterio pratico: se il design può essere costruito in Webflow senza workaround imbarazzanti e se il cliente ha un team non tecnico, uso Webflow. Se il design richiede interazioni complesse, dati dinamici da fonti esterne, o il cliente è un'azienda tech con sviluppatori interni, vado custom. Non ho mai rimpianto di aver scelto in base a questo criterio.