Per anni ho usato i gradient come shortcut visivo: quando un'interfaccia sembrava piatta o priva di energia, aggiungevo un bel gradient e il problema sembrava risolto. Poi ho iniziato a guardare retrospettivamente i miei lavori di 3-4 anni fa e ho capito che era una bugia. I gradient non aggiungevano valore, coprivano problemi di composizione e gerarchia che non avevo il coraggio di affrontare.
Il vero problema è che un gradient mal usato distrae. L'occhio umano segue il cambio di colore invece di seguire il contenuto. Su un sito con obiettivi chiari — conversione, lettura, navigazione — ogni elemento che non serve allo scopo è rumore. Ho iniziato a chiedermi 'perché questo gradient?' e nella maggior parte dei casi non trovavo risposta.
Non dico che i gradient siano sbagliati in assoluto. Ci sono contesti dove hanno senso: illustrazioni, elementi decorativi, brand identity con una palette specifica. Ma come riempitivo di sfondo o come tentativo di rendere 'interessante' un componente generico, sono quasi sempre la scelta pigra. Meglio lavorare sulla spaziatura, la tipografia, il contrasto.
Da quando ho smesso di usarli di default, i miei layout sono diventati più puliti e più veloci da costruire. Paradossalmente, anche più difficili da progettare — perché non ho più quel trucco nella manica. Ma è esattamente il tipo di difficoltà che migliora il risultato finale.