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Cinque anni di freelancing

Cinque anni fa ho lasciato il mio ultimo posto fisso. Non tutto è andato come pensavo — alcune cose sono andate meglio, altre molto peggio. Questo è quello che mi porto dietro.

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Ho iniziato il freelancing per caso, come quasi tutti. Un cliente che trovai tramite un amico, un progetto piccolo, poi un secondo, poi ho smesso di cercare un lavoro fisso senza rendermene conto. I primi 18 mesi sono stati i più difficili economicamente ma anche i più formativi: ho imparato a fare preventivi, a gestire i ritardi nei pagamenti, a capire quando un cliente è un problema prima che diventi un disastro.

La cosa che nessuno ti dice del freelancing è che il lavoro vero è una minoranza del tempo totale. Il resto è comunicazione, gestione, burocrazia, e la stanca costante di trovare il prossimo progetto mentre stai ancora finendo quello corrente. Ho impiegato tre anni per costruire un pipeline di referral abbastanza solido da non dover fare outreach attivo. Quei tre anni sono stati un lavoro a tempo pieno che nessun cliente ha mai pagato.

Il momento di svolta è stato alzare le tariffe in modo aggressivo nel 2023. Ho perso qualche cliente, come temevo. Ma i nuovi clienti — attratti da una posizione di mercato più alta — erano mediamente più seri, più rispettosi dei tempi, e più propensi a tornare. Il pricing non è solo economics, è filtro. Una tariffa bassa attira un certo tipo di cliente che porta con sé un certo tipo di problema.

Tornerei indietro? No. Ma lo consiglierei a tutti? Neanche. Il freelancing funziona se hai una tolleranza alta all'incertezza, se sai vendere anche quando non hai voglia, e se hai un buffer finanziario che ti permette di aspettare. Se ti manca uno di questi tre, inizia a costruirlo prima di lasciare il lavoro fisso.

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GENNARO GIORDANO
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